Art. 120 c.p.a. come sostituito dal d.lgs. 36/2023; Cons. Stato, Ad. plen., n. 12/2020
Impugnarla subito, e comunque entro trenta giorni . L'esclusione è atto immediatamente lesivo e va contestata da sola: attendere l'aggiudicazione è fatale, perché l'esclusione non impugnata diventa definitiva e l'impresa perde la legittimazione a gravare gli atti di una gara cui non partecipa più. È il principio affermato dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza 2 luglio 2020, n. 12, e da allora costantemente ribadito.
Il termine è quello dell'art. 120, comma 2, del codice del processo amministrativo, nel testo sostituito dall'art. 209, comma 1, lettera a), del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, in vigore dal 1° luglio 2023. Decorre dalla ricezione della comunicazione prevista dall'art. 90 del codice dei contratti pubblici — che per l'esclusione dev'essere motivata e va inviata entro cinque giorni dall'adozione — oppure dalla messa a disposizione degli atti ai sensi dell'art. 36, commi 1 e 2.
Il momento da cui contare
Il criterio è la piena conoscenza : il termine decadenziale decorre dal momento in cui l'interessato acquisisce, o è messo in grado di acquisire, conoscenza degli atti che lo ledono (TAR Campania, Salerno, n. 1921/2025).
Ne discende un corollario importante nella pratica: la sola pubblicazione in piattaforma, senza la comunicazione motivata dell'art. 90, non fa decorrere il termine. E se l'amministrazione rifiuta l'accesso o lo ritarda con condotte dilatorie, il termine decorre solo da quando l'interessato ha effettivamente conosciuto gli atti (TAR Lazio, Roma, n. 22130/2024).
La dilazione da accesso, e il suo prezzo
Quando la comunicazione non è motivata o gli atti non sono disponibili, l'impresa può chiedere l'accesso, e l'istanza produce una dilazione del termine. La materia è però divisa, e conviene saperlo prima di farci affidamento.
La giurisprudenza registra almeno tre orientamenti: quello che riconosce un termine complessivo di quarantacinque giorni, cioè trenta più quindici; quello che riconosce trenta giorni pieni decorrenti dall'evasione dell'istanza, purché tempestiva; quello che sottrae al termine i giorni impiegati per l'accesso. Il TAR Sicilia, Palermo, con la sentenza n. 2841/2023, ha osservato che sono compatibili con l'art. 24 della Costituzione solo le interpretazioni che lascino al ricorrente non meno di trenta giorni per agire.
Restano fermi due punti pratici. L'istanza di accesso va proposta entro quindici giorni dalla comunicazione dell'evento pregiudizievole, ed è quella la soglia di diligenza che consente di invocare la dilazione. E la dilazione non opera se l'eventuale diniego di accesso si consolida senza essere impugnato (TAR Lombardia, Milano, n. 442/2026).
Che cosa si può censurare
Il ricorso contro l'esclusione può investire il merito del provvedimento — l'insussistenza della causa di esclusione, l'errata applicazione della lex specialis — ma spesso il motivo più solido è procedimentale, e riguarda il soccorso istruttorio : la stazione appaltante avrebbe dovuto attivarlo e non lo ha fatto, oppure lo ha attivato male. Il soccorso è oggi un obbligo, non una facoltà, e copre l'intera documentazione amministrativa; il tema è trattato nel contributo dedicato pubblicato in questa stessa sezione tecnica.
Va invece maneggiata con prudenza la censura sulla lex specialis. Le clausole del bando si impugnano di regola insieme all'esclusione o all'aggiudicazione a terzi, e la partecipazione alla gara non implica acquiescenza alle clausole prive di immediata lesività (TAR Lombardia, Milano, nn. 1534 e 1538 del 2020). L'onere di immediata impugnazione del bando resta eccezionale e ricorre solo a fronte di clausole immediatamente escludenti: non si fonda su formule stereotipate, ma sulla verifica di una lesione concreta e attuale (TAR Lazio, Roma, n. 8657/2026, che richiama Cons. Stato, Adunanza plenaria, 29 gennaio 2003, n. 1).
Il termine di sei mesi
Esiste un'ipotesi residuale che è bene conoscere. Quando il bando non sia stato pubblicato, il termine è di trenta giorni dall'avviso di aggiudicazione; e se gli avvisi sono stati omessi o non sono conformi, il ricorso va comunque proposto non oltre sei mesi dal giorno successivo alla stipula del contratto comunicata (art. 120, comma 3, c.p.a.).
Va infine ricordato che contro gli atti delle procedure di affidamento è escluso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, e che il ricorso deve indicare il codice identificativo di gara (art. 120, comma 1).
In sintesi, l'ordine delle mosse
Alla ricezione della comunicazione di esclusione, l'impresa ha interesse a fare tre cose in sequenza: verificare se la comunicazione è motivata e se gli atti sono stati messi a disposizione; se non lo sono, presentare istanza di accesso entro quindici giorni e conservarne prova; impugnare entro trenta giorni, senza attendere l'esito della gara.
E, se il diniego di accesso arriva, impugnare anche quello: è la condizione perché la dilazione regga.
Sullo stesso istituto, con taglio tecnico: Soccorso istruttorio: perimetro e limiti.
Il presente contributo tratta la questione in termini generali. L'applicazione al caso concreto richiede l'esame degli atti e delle circostanze specifiche.
Lo Studio Legale Lanocita si occupa di diritto dei contratti pubblici e riceve richieste di parere all'indirizzo indicato nella pagina contatti.
Nelle controversie in materia di appalti operano termini perentori e particolarmente brevi: la loro decorrenza va verificata sul singolo caso.
Nella predisposizione di questo contributo sono stati impiegati strumenti di intelligenza artificiale per la ricerca e l'organizzazione delle fonti. Il testo è redatto, verificato e sottoscritto dall'Avv. Giuseppe Lanocita.
Aggiornato al 19 agosto 2026.

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